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Auto elettrica: l’Italia riparte, ma il prezzo resta un ostacolo 

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Auto elettrica: l’Italia riparte, ma il prezzo resta un ostacolo 

II nostro Paese è al 12esimo posto della classifica EY 2023 che fotografa la maturità del mercato elettrico globale, collocando la Cina in testa. Sul fronte prezzi, si rileva disparità tra le intenzioni di acquisto e le effettive vendite di veicoli elettrici e ibridi (l’8,3% da inizio anno ad agosto, di cui il 3,9% di elettrico). Pesano ancora l’inflazione e il costo dell’energia.

Nel dettaglio: Gli investimenti sono in crescita ma la produzione di batterie e veicoli è ancora indietro. I costi scoraggiano gli acquirenti. Per ciò che riguarda la mobilità elettrica del settore auto, l’Italia entra quest’anno nel gruppo degli aspiranti, ovvero quei Paesi che hanno avviato politiche e misure per lo sviluppo del settore, ma che ancora non possono essere considerati protagonisti. Anticipato al Sole 24 Ore, l’Ev (Electric vehicle) country readiness index 2023 è la fotografia più aggiornata dell’effettiva maturità del mercato elettrico dell’auto globale, analizzato in base all’offerta del mercato, e alla domanda da parte dei consumatori. Una classifica che vede sul podio Cina, Norvegia e Stati Uniti (+4posizioni dalla classifica 2022) e si allarga da 14 posizioni dell’indice 2022 a 20, con l’ingresso di sei Paesi: Australia, Messico, Austria, Singapore, Brasile, Nuova Zelanda.

Il focus sull’Italia: Il nostro Paese è al dodicesimo posto della classifica, come nell’indice 2022, ma è di fatto in salita per l’espansione della graduatoria e perché nel 2022 era stato inserito come ultimo dell’analisi. «L’Italia ha investito e sta investendo nello sviluppo della mobilità elettrica, ma ci sono diversi fattori che la separano dai Paesi leader nel settore», esordisce Giovanni Passalacqua, partner e automotive consulting leader di EY in Italia. «Ci sono limiti dal punto di vista industriale, sia in termini di produzione di batterie sia di veicoli stessi. Poi si rileva disparità tra le intenzioni di acquisto (43% ultima rilevazione ) e le effettive vendite di veicoli elettrici e ibridi 8,5% da inizio anno ad agosto, di cui il 3,9% di elettrico). Solo il 13% è disposto a pagare di più per l’elettrico e pesano ancora sia la spinta inflattiva, che limita il potere di acquisto, sia il costo dell’energia, che riduce il vantaggio economico».

Secondo Passalacqua, i punti critici sono due: la filiera, che va dalle gigafactory per le batterie agli impianti per il loro riciclo, fino alla produzione (con la negoziazione in corso fra Stellantis e il ministero delle Imprese e del made in Italy, ndr). «Sono elementi della catena del valore su cui ci sono progetti che vanno consolidati, finanziati e messi in esecuzione». Poi, i prezzi. «Il mercato è ancora influenzato dalle differenze di costo con l’auto tradizionale, ce ne accorgiamo nei momento in cui gli incentivi vengono meno o sono diffìcili da ottenere».

Francesco Naso, segretario generale di Motus-E, associazione per la promozione della mobilità elettrica, fa una proposta che potrebbe far fare un balzo al parco auto elettrico: «Proponiamo di inserire un trattamento di deducibilità importante per le auto a zero emissioni nelle flotte aziendali, cosa che altri Paesi stanno facendo. Questo trascinerebbe il mercato. Sono auto che fanno tanti chilometri e hanno un ricambio piuttosto veloce, il che porterebbe nel giro di tre, quattro anni veicoli elettrici usati di buona qualità sul mercato dell’usato».

Sul fronte degli incentivi la partita è duplice; «Quelli per l’elettrico servono ad arrivare a quote di mercato tali da permettere al prodotto di diventare via via di massa e ad abbattere il prezzo. Per farlo, si potrebbero usare in modo più efficiente i fondi 2023 residui per gli incentivi all’acquisto di auto elettriche, quasi 140 milioni degli originari 190”.